1877, Meucci e la prima telefonata in Italia 

Era l'anno 1877, e presso la Caserma dei Vigili del Fuoco di Palazzo Marino,
 a Milano, iniziavano i primi esperimenti di comunicazione con il telefono, inventato dall'italiano
 Antonio Meucci nel 1849. La prima telefonata interurbana avvenne nel 1878 tra l'ufficio
 telegrafico di Tivoli e il Quirinale, residenza del Re. Fu realizzata mediante due ricevitori Bell collegati
alla linea telegrafica esistente, lunga 29 chilometri. Il re ascoltò al telefono una marcia reale,
 una romanza eseguita da un tenore, una sonata per violino e una poesia del Prati: non era ancora
chiaro infatti a cosa potesse servire il telefono, se fosse cioè uno strumento di intrattenimento o, invece,
 di comunicazione interpersonale. Un anno dopo veniva istituito un servizio telefonico permanente che collegava
gli uffici telegrafici di Roma. Nel 1881, il servizio telefonico fu dato in concessione ai

 
privati: le concessioni accordate furono ben 37 con circa 900 utenti, ma, dopo un periodo iniziale di
grande interesse per il nuovo mezzo di comunicazione, l'estensione del servizio telefonico subì un
arresto improvviso, per la mancanza di collegamenti interurbani e la cattiva qualità tecnica.
 Lo Stato dovette sostituirsi ai privati, nel tentativo di rilanciare, con massicci investimenti
pubblici, una efficiente rete nazionale

(nell'immagine una fotografia di Antonio Meucci, 1808-1889).

1889, Ministero delle Poste e Telegrafi 

Con la nascita del Ministero delle Poste e Telegrafi si concludeva, nel 1889,
il riordino del servizio postale italiano, che nel 1866 aveva vissuto una tappa fondamentale
 con la costituzione di due Direzioni generali, una per le Poste e l'altra per i Telegrafi, sotto l'alta
dirigenza e la vigilanza del Ministero dei Lavori. In pochi anni il sistema telegrafico nazionale venne
 strutturato con linee adeguate e apparati ricetrasmittenti dislocati in modo capillare su tutto il territorio.
 Il primo bilancio di previsione del nuovo Ministero presentava entrate per oltre 63 milioni di lire,
 di cui il 70 per cento per entrate postali e il 23 per cento per entrate telegrafiche. Gli addetti erano
complessivamente 23 mila e le spese per il personale
ammontavano a circa 40 milioni di lire.
 I comuni dotati di ufficio postale erano 5 mila e altrettanti poterono usufruire di un servizio rurale, composto da un organico di oltre 12 mila addetti, tra procaccia e agenti rurali. Vennero, inoltre, introdotti nuovi servizi: il contrassegno, l'assicurazione, il biglietto postale, l'espresso e l'espresso urgente, la cartolina postale (1874), il recapito dei pacchi (1881) e il servizio di recapito a domicilio (1888)

(immagine 1: ricostruzione di un ufficio telegrafico con apparecchio telegrafico Hughes.
Immagine 2: il telegramma che annuncia alle agenzie di stampa la morte di Giuseppe Garibaldi, nel 1882. © Museo Storico P.T.
). 

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