Tariffe elevate.

Le Poste europee della prima metà del secolo XIX erano un autentico guazzabuglio: tra Stato e Stato erano differenti le tecnologie,
 le organizzazioni, le tariffe. In Italia, divisa a sua volta in 7 staterelli, la situazione era ancora più confusa.
Le lamentale per le tariffe elevate, per i ritardi, per disposizioni incomprensibili delle amministrazioni, erano continue.
Ugo Foscolo, durante l' esilio in Svizzera tra il 1815 ed il 1816, inveì in più occasioni contro "l'alto costo del servizio".
 Scriveva Foscolo all'amico Trechi: "(...) non importa che rispondiate, sì, perché a dir tutto il vero, spesso peno a trovarmi addosso
tanti quattrinelli da riscuotere alla posta le lettere (...)". Nel caos delle disposizioni, si distinguevano le normative emesse
dai Luogotenenti imperiali nel Lombardo-Veneto, tra le più rigorose e dettagliate: una lettera semplice, ad esempio,
non doveva oltrepassare un "lotto viennese", corrispondente a 17,3 grammi, e se inviata nel circondario
costava 10 centesimi, oltre le 20 leghe (circa 25 chilometri) 45 centesimi. Erano già previste le lettere raccomandate
(indicate come "tasse di raccomandazione"), le ricevute di ritorno e i fogli di reclamo

(immagine 1: bilancia a piatti in ottone per pesapacchi, sec. XIX. I pesi in ottone corrispondenti a tipi di monete d'oro.
Immagine 2: piccola bilancia con supporto in legno, proveniente dallo Stato Pontificio, secolo XIX.
 Immagine 3: bilancia con pesi. © Museo Storico P.T.
). 

        

          Bilance

Cassa postale di risparmio.

 La riforma postale inglese, detta comunemente Penny Post o del francobollo, fu progressivamente importata
in tutti gli Stati Europei e in America. Ciò ebbe due conseguenze immediate. La prima fu un aumento delle
spese a carico delle amministrazioni pubbliche; la seconda fu un incremento considerevole del numero di utenti:
 quasi tutti i centri abitati avevano ormai un proprio ufficio. Negli stessi anni, le Poste svilupparono servizi aggiuntivi,
 come i vaglia. In sostanza gli uffici postali si apprestavano a diventare delle casse postali di risparmio, una autentica
alternativa al sistema bancario che all'epoca era in mano a poche e grandi famiglie finanziarie. Si servivano delle
Poste il bottegaio, il piccolo commerciante, l'emigrante. E le Poste vennero allora dette le "banche del popolo".
 Carlo Marx (in "Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850") ricordava ad esempio che il banchiere Rothschild
aveva protestato contro la riforma postale, dato che "...la più piccola riforma finanziaria naufragava
davanti all'influenza dei banchieri."

(Insegna di una Cassa postale di risparmio nel Lombardo-Veneto, 1860, © Museo Storico P.T.).
        

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