“Come riconoscere il vero mobile antico”.

Dall’epoca romanica all’era del Lyberty abbiamo compiuto un viaggio a ritroso nel tempo.
A conclusione di questa piccola panoramica del mobile d’arte nei secoli, cerchiamo di carpire il segreto per distinguere i mobili autentici,
nobili testimonianze del passato, dalle diffusissime imitazioni.

Il "Conte" e la figlia Stefania

I mobili d’antiquariato sono molto richiesti ed i loro prezzi sono andati alle stelle.
Ciò induce non pochi mercanti a fare buoni affari, propinando all’amatore falsi abilmente imitati.
Come si fa ad evitare di essere imbrogliati, acquistando un mobile antico? Vi è una regola che vale sempre:
quanto più ragionevole è il prezzo, tanto meno probabile è che si tratti di un falso.

Sembra un paradosso, ma non lo è: infatti, essendo le quotazioni di mercato molto alte, una buona imitazione
non si può vendere a basso prezzo.

Altrettanto sicuro è l’acquisto di questi esemplari costosissimi, debitamente garantiti ed accompagnati
da un “expertise”.
Tra queste due possibilità estreme, esiste una larghissima fascia di vendita di antichità
 a prezzi medi, nell’ambito della quale molti abili falsificatori hanno le migliori “chances” di fare buoni affari.
Accingendosi all’acquisto di un pezzo d’antiquariato, il cui valore può partire da un prezzo minimo di  350,00 Euro circa
fino ad arrivare a cifre con più di cinque zeri, è prudente soffermare la propria attenzione sui seguenti particolari:

 

 

                                                                                                                                                                  "Il vecchio deposito"

 

1)   I chiodi

Le spine di legno e i chiodi di ferro forgiato a mano usati per le giunzioni, se non sono anch’essi
raffinate imitazioni (cosa rara, ma non impossibile) costituiscono di per sé una prova di autenticità.
In caso di falsificazione, il mobile è tenuto insieme da chiodi di ferro nascosti. Osservando attentamente
 i bordi e gli angoli del mobile, si possono scorgere talvolta chiodi incassati, ricoperti da tondini di legno,
cera colorata o colla. In tal caso, il pezzo è senz’altro contraffatto.

 

 2)  Caratteristiche di costruzione

Cassetti, spigoli, pareti frontali e di fondo nei mobili antichi erano artisticamente uniti con incastri
a coda di rondine: oggi vengono avvitati o inchiodati. Quando in un mobile sono state applicate
tecniche elaborate, come incastri ad ugnatura, a denti o a spina di pesce, si può essere quasi certi che
si tratta di un mobile autentico; quando le giunzioni sono, invece, fissate
con viti o chiodi, è ragionevole diffidare.

 

3) Impiallacciature impeccabili

I piallacci impiegati un tempo nella costruzione di mobili avevano uno spessore notevole

(2,5 – 4 mm); i piallacci moderni in legno pregiato sono spessi, al massimo 0,5 – 0,6 mm. Ma, attenzione…
anche oggi qualcuno potrebbe lavorare con piallacci di maggior spessore: per raggiungere l’effetto voluto, i falsificatori più abili, 
talvolta, incollano insieme più fogli di riallaccio, ottenendo così uno spessore pari a quello usato anticamente!

Quando ci si trova al cospetto di un mobile particolarmente bello, troppo “ben conservato” e dall’impiallacciatura perfetta,
si può essere certi di aver a che fare con un “rifacimento”. Infatti, tutte le impiallacciature col tempo reagiscono
visibilmente alle variazioni di temperatura ed al cambiamento del tasso di umidità dell’aria. E’ quindi impossibile che,
quando hanno “un’età” superiore ai 150 anni, simili pezzi possono aver conservato il primitivo, impeccabile aspetto.

 

4) Le colle.

Le colle impiegate denunciano sempre la vera età di un mobile. Le colle a base di sostanze animali (ossa), tanto usate nei secoli scorsi,
sono sempre scure e presentano delle screpolature. Quelle recenti sono più chiare. Ma, poiché anche oggi è possibile fare una colla
con sostanze animali, non ci si deve basare tanto sul colore, quanto sul suo stato di conservazione, che sarà in rapporto con l’età del prezzo.

 

5) L’eccessiva precisione.

Un’esecuzione troppo precisa fa sorgere il giustificato sospetto che il mobile sia stato lavorato a macchina.
Il pezzo fabbricato a mano tradisce da mille piccoli dettagli le irregolarità tipiche dell’opera manuale.

 

6) Le tarlature.

Se nelle pareti interne o nei cassetti del mobile, dove si è usato il legno dolce, si scoprono lunghi “cunicoli spaccati”,
indubbia opera del tarlo, bisogna diffidare. Poiché i tarli si aprono la via dall’interno del legno, verso l’esterno, espellendo
la segatura dai piccolissimi ben noti fori circolari, la scoperta di gallerie “spaccate”, fa pensare che sia stato usato e segato in
 partenza del legno vecchio e tarlato, proprio allo scopo di costruire un…finto mobile antico.

 

7) Superfici segate, bordi e listelli.

Le superfici segate con troppa precisione sono certo opera di seghe meccaniche. I bordi e gli angoli dei mobili autentici non possono
aver conservato intatta così a lungo la perfezione degli spigoli ed i listelli di scorrimento dei cassetti, per esempio, non possono
non essersi logorati con l’uso.

 

Anche i mobili rustici del Tirolo, della Baviera e del Trentino – Alto – Adige vengono imitati.

Avendo l’intenzione di acquistare uno di questi deliziosi mobili rustici, detti “tirolesi” ma di casa anche in Alto Adige e in Baviera,
che con le loro pitture autenticamente “naif”, sono tornati di gran moda, occorre fare molta attenzione. Negli ultimi anni il loro prezzo
è salito notevolmente e le imitazioni non si contano più. Vediamo mobili in stile campagnolo, naturalmente nuovi di zecca, perfino nei
grandi magazzini, e quelli in vendita presso i rigattieri sono stati sporcati e antichizzati artificialmente per poterli affibbiare agli
acquirenti più ingenui, come autentici “gioielli” dell’arte regionale. Ma se il cliente sta in guardia e pone domande imbarazzanti,
non mancherà di far confessare al venditore che…”sì, in effetti si tratta di una perfetta riproduzione, magari anche vecchia di decenni,
di un famoso mobile, ecc., ecc.”. Normalmente il mobile rustico è piuttosto deteriorato o riparato grossolanamente, alla buona.
Non bisogna dimenticare che le belle madie, i cassettoni e gli armadi, nonostante le loro deliziose e pregevoli pitture, per i contadini
che le possedevano e se li erano costruiti, costituivano oggetti di uso corrente e non “pezzi” di riguardo: perciò venivano lavati ogni
tanto con sapone da bucato e spazzola di saggina, trattamenti che lasciano tracce evidenti di usura in superficie.

Altri mobili oggi “di moda” sono quelli in stile inglese; anche qui è molto facile rimaner vittima di contraffazioni, almeno parziali.
Infatti, sono comunemente venduti per Sheraton, Hepplewhite o Chippendale degli ottimi rifacimenti fabbricati industrialmente
nel secolo XIX. Specialmente sotto Luigi Filippo vi è stata un’enorme fioritura di mobili del XVIII secolo.
I pezzi appartenenti a quella produzione sono ormai anch’essi delle “antichità”, visto che hanno oltre un secolo di vita,
ciò nonostante, però, rimangono delle imitazioni. Essi si distinguono dagli originali, soprattutto per via del rosso troppo acceso
del mordente impiegato. E’ vero che nel XVII secolo si usava passare più mani di mordente, tuttavia, senza mai arrivare ad un
colore così carico. Volendo acquistare dei pezzi che risalgono al XVIII secolo, è meglio ricorrere al giudizio di un esperto.
 I mercanti seri e quotati vendono i pezzi accompagnandoli con un attestato di autenticità (expertise).

 

In mancanza di una documentazione, è bene richiedere al venditore una dichiarazione scritta,
a garanzia dell’autenticità dell’oggetto acquistato.    

Home Page